Taste Alto Piemonte 2019: focus sul Gattinara in degustazione


Queste rocce che vedete, raccolte lungo la strada verso la Torre delle Castelle, che dall’alto della collina domina Gattinara, sono porfidi quarziferi del Biellese. Rappresentano, assieme al Monte Rosa e al suo influsso climatico, un tassello importante del terroir di Gattinara, Boca e parte di Bramaterra. La loro presenza si deve al Supervulcano che circa 300 milioni di anni fa, quando sulla Terra esisteva un solo continente chiamato Pangea, è esploso eruttando un’immensa quantità di materiale che 30 milioni di anni fa, a causa della collisione tra la placca africana e quella europea che ha poi formato le Alpi, è stata riportata in superficie formando l’attuale Geoparco Sesia Val Grande. La presenza di questi porfidi caratterizza i vini della zona conferendo loro grande acidità (ph4) e mineralità. 

Nervi – Gattinara 2015: impianto olfattivo fresco con importanti richiami balsamici che col passare del tempo lasciano spazio a note più territoriali dove ritrovo la mineralità rossa associata ad una bella sensazione agrumata di arancia amara. Al sorso è altezzoso, coerente, deciso, con un finale sapido la cui chiusura, leggermente amaricante, richiama le erbe aromatiche.


Franchino – Gattinara 2013: questo nebbiolo dell’Alto Piemonte lo riconoscerei tra mille per il suo vestito d’antan che non è altro che lo specchio di Mauro Franchino, storico vignaiolo di Gattinara, le cui vendemmie alla spalle sono commisurate alle rughe del suo viso. E’ un vino tradizionale, sincero, territoriale e senza fronzoli. Lo ami o lo odi.


Antoniolo – Gattinara “Osso San Grato” 2013: da questo importante Cru di Gattinara nasce sempre un nebbiolo austero ed aristocratico e, se non si ha il palato allenato per certe durezze, accentuate da una acidità decisamente elevata, può essere di difficile definizione. Degustato giovanissimo, come in questo caso, è ancora più enigmatico anche se è impossibile non percepire tutto il potenziale di questo Gattinara che, alla stregua di una supernova, è pronto ad esplodere in tutto il suo splendore. Bisogna solo dargli tempo, l’unico prezzo che dobbiamo pagare per goderci in futuro una bevuta indimenticabile.


Vegis – Gattinara 2013: venire dopo Antoniolo non è mai semplice soprattutto quando il vino, come in questo caso, non gode di grandissima complessità olfattiva rimanendo, anche quando lo bevi, molto schietto ma senza alcun guizzo che ti faccia strabuzzare gli occhi.


Caligaris Luca – Gattinara 2011: bizzarro l’impianto olfattivo dove arrivano forti sensazioni affumicate. Penso sia una bottiglia “problematica” ma poi le note di degustazione di Ernesto Gentili mi fanno capire che questo Gattinara, chissà perché, con l’evoluzione tira fuori queste note empireumatiche che, in maniera decisa, vanno ad oscurare gli altri odori di questo nebbiolo che riportano la mente al sottobosco, ai fiori rossi secchi e alla frutta macerata. Al sorso è decisamente più convincente grazie ad una buona tensione acida e ad un allungo sapido nel finale decisamente dinamico.


Torraccia del Piantavigna – Gattinara 2008: la terziarizzazione del nebbiolo di Gattinara si fa più evidente in questo vino dal fascino indiscutibile anche se con qualche capello bianco in più. L’impatto olfattivo, assolutamente cangiante, è un mix di sensazioni di legno di sandalo, tabacco dolce, rabarbaro, cola, mallo di noce, erbe aromatiche ed agrumi in confettura. Il palato è tutto giocato sul filo dell’ossidazione e su un profilo signorile, mai demodè, che rendono questo Gattinara una sorta di Sean Connery liquido dell’Alto Piemonte.


Cantina Delsignore – Gattinara Riserva “Borgofranco” 2013: dedicato alla città di Gattinara, simbolo di libertà ed autonomia sin dal 1242 quando ricevette la qualifica di Borgo Franco dalla Repubblica Vercellese, questo nebbiolo in purezza, fortunatamente, mantiene tutte le promesse di una Riserva seppure ancora in fasce. Impianto olfattivo estremamente variegato dove i toni di frutta rossa, tra cui spicca l’arancia sanguinella, le sensazioni di viola ammola e la mineralità rossa da porfido sono perfettamente integrate donando profondità ed ampiezza. Al sorso la struttura si delinea precisa anche grazie ad una trama tannica vibrante ben sorretta da una scia acido/sapida di grande impatto che fa preludere ad una vita media di questo vino che andrà oltre la mia. Finale succoso, sapido e lunghissimo.


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