Slow Wine 2018: i migliori Metodo Classico d’Italia

VINO SLOW
Alta Langa Brut 2013, Ettore Germano
Brut Kius 2014, Marco Carpineti
Brut Riserva Nobile 2013, d’Araprì
Franciacorta Brut Collezione Grandi Cru 2011, Cavalleri
Lessini Durello M. Cl. Pas Dosé 2012, Fongaro
M. Cl. Pinot Nero Brut 64, Calatroni

GRANDE VINO
Franciacorta Brut Cru Perdu Ris. 2008, Castello Bonomi
Franciacorta Brut Nature 2011, Enrico Gatti
Franciacorta Brut Rosé 2013, Ferghettina
Franciacorta Extra Brut 2012, Camossi
Franciacorta Extra Brut Boschedor 2011, Bosio
Franciacorta Extra Brut Cuvée Annamaria Clementi Ris. 2007, Ca’ del Bosco
Franciacorta Extra Brut EBB 2012, Mosnel
Lambrusco di Modena M. Cl. Rosé 2013, Cantina della Volta
Lessini Durello M. Cl. Extra Brut 60 mesi Ris. 2010, Giannitessari
M. Cl. Nature, Monsupello
Trento Extra Brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2006, Ferrari
Alcune annotazioni e considerazioni generali, a margine dei riconoscimenti.
La “prima volta” di un Alta Langa, che conquista il Vino Slow con la strepitosa versione di Sergio Germano, che dimostra così di essere capace non solo di fare ottimi Barolo e un grandissimo Riesling (l’Herzu), ma anche di avere una mano felicissima con il Metodo Classico; ovviamente dietro questo riconoscimento c’è una vigna fantastica, piantata con grande acume e lungimiranza.
La “prima volta” di un Brut prodotto nel Lazio, un Metodo Classico prodotto da Marco Carpineti interamente con il vitigno bellone: è la prova di come la passione e la caparbietà, uniti a un pizzico di incoscienza, possano portare a risultati quasi inaspettati.
La riconferma di d’Araprì a San Severo, incredibile distretto delle bollicine nobili pugliesi, che ogni anno ci stupisce con un’etichetta fantastica (anche quando la gamma è ristretta), e quella di Calatroni, che assieme a Monsupello (oramai abbonato da tempo ai nostri riconoscimenti) tiene alto il blasone dell’Oltrepò Pavese, che dopo la straordinaria performance dello scorso anno conosce un piccolo ridimensionamento nei riconoscimenti.
La riconferma – dopo l’incredibile primo exploit dello scorso anno – del Lambrusco di Modena M. Cl. Rosé 2013 di Cantina della Volta: ma non ci stupiamo più di tanto, perché sappiamo quanta esperienza e quanto savoir faire c’è nelle mani e nella testa di Christian Bellei.
Il gradito ritorno del Lessini Durello, una fantastica denominazione – purtroppo alle volte dimenticata o poco considerata, per demeriti e ignoranza dei consumatori ma anche per un po’ di mancanza di coraggio da parte dei pochi produttori della zona – che raddoppia la presenza con un Vino Slow (Fongaro) e un Grande Vino (Giannitessari, azienda al primo anno in guida che ha rilevato lo storico marchio, e la produzione, di Marcato).
Il graditissimo ritorno a Trento del Giulio Ferrari (lo possiamo chiamare anche solo così…) che quest’anno ha fugato le perplessità che ci avevano sollevato, nella scorsa edizione, gli assaggi del 2005. È l’unico riconoscimento a questa denominazione ma il dato non va letto negativamente: in generale abbiamo riscontrato un buon aumento qualitativo generale, con le aziende storiche più affermate – Letrari prima di tutti, e poi Balter, Abate Nero, Cesarini Sforza – che garantiscono buona continuità.
Infine la Franciacorta, come da qualche anno a questa parte in grande spolvero: continuiamo a registrare la già avvertita crescita qualitativa dei vini Millesimati, sempre più buoni e definiti, in particolare nelle tipologie Non Dosato e/o Extra Brut; segnale di un’evidente raggiunta maturità di alcuni vigneti, capaci di produrre uve complesse adatte per questi prodotti. Parecchi i vini con un riconoscimento, a cui aggiungiamo anche qualche altra etichetta per completare questo quadro positivo: Franciacorta Brut di 1701, Franciacorta Dosaggio Zero Noir 2008 di Ca’ del Bosco, Franciacorta Brut Naturae 2013 di Barone Pizzini, Franciacorta Brut Teatro della Scala 2011 di Bellavista, Franciacorta Dosaggio Zero Secolo Novo 2009 di Le Marchesine, Franciacorta Brut Rosé Radjan di Ronco Calino.

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