Tenuta di Ghizzano: quando un rosso chiede lenta pazienza al bevitore – Garantito IGP

di Angelo Peretti


Certi
vini, in genere grandi vini, vogliono l’esercizio della pazienza. Sono pronti
quando vogliono loro, non quando pretendi tu. Prima sono ritrosi a concedersi,
si chiudono, sussurrano appena, quando non si tratta perfino d’un mugugno. Sta
a te capire che sotto quel broncio un giorno ci sarà un sorriso. 

Per
dimostrarlo, per scoprirlo, devi usare la pazienza, che può durare mesi, anni,
decenni anche, talvolta.Penso a certi Bordeaux, che acquisti giovinetti e poi
lasci al buio della cantina finché sono maturi. Oppure a talune bottiglie del
Barolo, che subito s’arroccano dietro al tannino, e ci vuol tempo perché
lascino campo liberamente al frutto, al fiore, alla spezia. 

Ancora, i rossi
spagnoli della Rioja o della Ribera del Duero, che addirittura vengono
imbottigliati non con la sequenza esatta delle annate, ma con quella della
maturità del vino. Fino ad alcuni fra i più spettacolari cru della Borgogna,
che restano scontrosi e ostici e introversi per così tanto tempo.


Anche
dalle mie parti, nel Veronese, c’è un’uva che porta inesorabilmente i suoi vini
alla riduzione, durante le fasi dell’affinamento in botte o in cisterna o anche
in bottiglia. È la corvina, madre dei rossi della Valpolicella e del Bardolino.

Sono
tutti rossi per i quali è richiesta rispettosa lentezza, seppur di varia
ampiezza. Diceva Reinhold Messner: “Non bisogna andare veloci in montagna. In
questi luoghi comanda la lentezza”. Con certi vini è uguale.

Tra
le ultime bottiglie che mi hanno richiesto l’uso della pazienza ce n’è una
toscana, quella del Veneroso, un rosso ora della denominazione delle Terre di
Pisa. Lo fa la Tenuta di Ghizzano. Prevalenza del sangiovese con un tocco di
cabernet sauvignon.


Stappai
qualche mese fa il 2013, da poco imbottigliato. Non l’avevo mai avuto prima nel
bicchiere, né quell’annata, né altre. Per me era un vino sconosciuto.

Verde,
rusticamente verde, così mi si presentò all’olfatto. Anche al palato era
sgarbatamente crudo, e il tannino era allappante. Però sotto sentivo come fremere
il frutto, seppure in quel momento celato.

Decisi
di attendere, lasciando la bottiglia aperta, senza tappo, perché s’accelerasse
la maturazione, e riassaggiai giorno per giorno. Dopo sei giorni il vino s’era
completamente concesso nella sua eleganza fruttata, nella sua trama salmastra e
officinale.


Ecco,
questa è la prova che si tratta d’un vino che vuole la pazienza, e che dunque
va preso e messo nella cantina e atteso, a lungo, finché non decide che è l’ora
del concedersi in pienezza, e che pertanto è un gran vino.


Del
Veneroso del 2013 ho avuto occasione di stapparne un’altra bottiglia due mesi
dopo, insieme alle due annate che l’hanno preceduto. Se fossimo alla
risoluzione d’un teorema nei vecchi licei d’un tempo, scriveremmo c.v.d., come
volevasi dimostrare.

“Da
quando è in bottiglia ha delle fasi”, m’ha confermato Ginevra Venerosi
Pesciolini, che amministra la Tenuta di Ghizzano. “Nei primi cinque anni di
vita – ha aggiunto – il sangiovese ha delle fasi abbastanza importanti”. Come
avevo intuito. Come accade per i rossi di carattere.


Ecco
le tre annate.

Terre
di Pisa Veneroso 2013 Tenuta di Ghizzano


Come
lo ricordavo, da subito riottoso e a tratti vegetale, però presto, molto più
presto che nella bottiglia che avevo assaggiato due mesi prima, ha preso a
comparire il fruttino. “Il 2013 è già abbastanza aperto, rispetto a com’erano
in questa fase le annate precedenti”, mi si dice. Ne vorrei qualche bottiglia
in cantina. Per me è destinato a una felice maturità. (90/100)

Terre
di Pisa Veneroso 2012 Tenuta di Ghizzano


“È
un’annata che amo particolarmente”, mi dice Ginevra Venerosi Pesciolini. Posso
comprenderla, perché ancora più che nel 2013 il vino vuole l’esercizio della
lentezza, e dunque ha lungo destino. Sembra perfino più giovane. “Ora sta
tornando indietro come prontezza di beva, ma si sta facendo più complesso”.
Vino serio, che crescerà, molto. (92/100)

Toscana
Veneroso 2010 Tenuta di Ghizzano

Terra,
tanta, ed è più scuro, più denso nella colorazione rispetto agli altri due. Ma
nessun appesantimento. La bocca è anzi strepitosa, il frutto avvincente,
intriso di spezia e tabacco, il tannino è nervoso, e dunque c’è futuro
generoso. Ecco la prova che il tempo gioca la sua parte, che questo vino
richiede al bevitore un contributo di pazienza, che viene poi ricompensata.
(94/100)

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