Ridge Vineyards, al cuore della Sonoma Valley

La Sonoma Valley è un altro di quei luoghi che ho sempre desiderato scoprire visto che i suoi vini, rispetto a quelli della più blasonata Napa Valley, sono stati negli anni più vicini alle mie corde da degustatore.
E’ il 19 Agosto,  lo ricordo bene perchè il giorno dovrò tornare in Italia, e i ragazzi della Ridge Vineyardsnonostante siano impegnati con l’inizio della vendemmia, mi aspettano nella loro bellissima tenuta di Lytton Springs.



Non ho scelto questa azienda a caso: la qualità costante dei suoi vini e, soprattutto, la sua storia, hanno fatto della Ridge Vineyards un punto di riferimento, non solo negli USA, già nel 1885 quando il medico italo-americano Osea Perrone, diventano membro di spicco della comunità italiana di San Francisco, acquistò i primi 180 acri di terreno nei dintorni di Monte Bello Ridge (la “cresta” di Montebello) producendo nel 1892 la sua prima annata con la denominazione Monte Bello Winery. 



Col tempo, la cantina passa di mano varie volte fino ad arrivare agli anni ’60 quando venne acquistata da Dave Bennion che, con i suoi soci, “sfrutta” le potenzialità dei vitigni piantati dai precedenti proprietari producendo nel 1964 il primo Zinfandel della neonata Ridge Vineyards che, a partire dal 1968, vedrà l’inserimento in squadra dell’enologo Paul Draper il cui apporto porterà sostanziali miglioramenti qualitativi grazie anche ad un approccio molto naturale che parte dalla gestione dei vigneti, compresi quelli di Lytton Springs, acquistati dall’azienda nel 1991.



Assieme a James, il mio fido wine educator (in USA si chiamano così gli addetti alle pubbliche relazioni), facciamo subito un giro delle vigne e ciò che vedo a pochi metri da me mi manda letteralmente in estasi. 


Vecchie vigne nella Sonoma Valley? Yes, we can! 


La Ridge Vineyards, attualmente, gestisce circa 520 acri di vigneto (oltre 210 ettari) suddivisi nella proprietà storica di Monte Bello (Santa Cruz AVA) e nei territori a nord di San Francisco che fanno capo alla Sonoma Valley AVA, Russian River  Valley AVA, Dry Creek Valley AVA e Alexander Valley AVA. Piccole parcelle, inoltre, si trovano anche nei dintorni di Paso Robles, a metà strada tra San Francisco e Los Angeles.


I principali vitigni piantati sono zinfandel, cabernet sauvignon, merlot, petit sirah, cabernet franc, chardonnay anche se non mancano piante di petit verdot, viognier e grenache e carignane.

Davanti a me, come dicevo e come potete vedere dalla foto, ho una piccola parcella dove lo zinfandel, uva principale a Lyttons Springs e dintorni, proviene da vecchie vigne ad alberello di oltre 100 anni. 


Se andate sul sito dell’azienda troverete delle fantastiche mappe dinamiche di tutti i vigneti, parcella per parcella, dove si può evincere, oltre alla localizzazione degli stessi, anche tipologia del suolo ed età delle vigne (vedi foto sotto).


Con James andiamo in cantina anche se, come detto, i ragazzi hanno iniziato la vendemmia per cui un rapido giro è quello che ci vuole per non dare troppo fastidio.


Così come accadeva nei vigneti, gestiti e certificati BIO, anche in cantina si segue una filosofia “naturale” visto che la fermentazione viene effettuata con l’ausilio di lieviti autoctoni senza ausilio di enzimi commerciali e anche la malolattica, se richiesta, avviene spontaneamente. 
L’anidride solforosa viene aggiunta in misura minima solo quando l’uva viene pigiata e dopo la fermentazione malolattica. E’ evitata ogni tipo di filtrazione sterile perchè, se occorre, viene usata albumina. 



Un corridoio pieno di barrique non tutte di primo passaggio e non tutte di legno francese, rappresenta l’ultima tappa del mio mini tour in cantina prima di giungere di nuovo in terrazza per la degustazione dei vini che inizia con una bella sorpresa, almeno per me.




No, il colpo di scena non riguarda la tavola imbandita con formaggi artigianali e pane locale, ma il fatto che James abbia accolto il mio desiderio, espresso nella mail con cui ho prenotato la visita, di poter degustare qualche vecchia annata. Richiesta forse scontata per noi europei ma negli USA, abituati a bere vini giovani intensamente fruttati, non è così facile trovare una azienda disposta a mettersi in gioco facendo degustare vecchi millesimi dallo spettro aromatico e gustativo dominato dagli aromi terziari.


Detto ciò, il primo vino che mi viene presentato è lo Chardonnay che viene declinato nelle annate 2007 e 2013.  
L’azienda, come riporta il sito internet, ha prodotto il suo primo Chardonnay nel 1962 da vitigni piantati su terreno calcareo nel 1940 a Monte Bello. Gli impianti, trenta anni dopo, sono stati ampliati con alcune parcelle che situate nella parte bassa della collina e che, al tempo, non erano ancora state inglobate all’interno della storica tenuta. Da qui l’esigenza, che potete leggere anche nell’etichetta, di differenziare lo Chardonnay che, in questo caso, provenendo da vigneti più giovani, ha preso il nome della tenuta di  Santa Cruz Mountains

Il Ridge “Santa Cruz Montains Estate” Chardonnay 2007 odora di miele e agrumi, frutta tropicale e fieno. In bocca ha grande struttura che, fortunatamente, è ancora bilanciata da una grande vena acida. Snello, nonostante tutto.


Il Ridge “Estate” Chardonnay 2013 è grasso, ricco, ma fortemente bilanciato al sorso da una sapidità che deriva dai terreni calcarei della tenuta di Monte Bello. Non è forse il mio prototipo di Chardonnay ma, come per la 2007, bere la bottiglia è stato molto più facile di quello che immaginavo. Nota tecnica: il vino è affinato 11 mese in barrique di vario passaggio (7% nuove, 14% di un anno, 12% di due anni, 57% di tre, quattro e cinque anni). Un ulteriore riposo in bottiglia di almeno quattro mesi completa il processo di affinamento.


Passiamo ai rossi e iniziamo la batteria con il mitico Geyserville anch’esso declinato nella annate 2007 e 2013. Il Cru, come possiamo vedere anche dalla foto sottostante, è situato nei pressi della tenuta di Lytton Springs e fin dal 1966 da queste vecchie vigne di zinfandel, proviene un vino unico che, nel blend, si arricchisce grazie all’aggiunta di piccole percentuali di carignane, petit sirah e mourvedre.



Il Ridge California “Geyserville” 2007 sorprende per nitidezza di frutto scuro, succoso, la cui carica aromatica, a tratti imponente, viene smussata e resa più virile da soffi di mineralità scura ed echi di tabacco da pipa. Alla gustativa è un tappeto rosso di velluto che ti accompagna nel viaggio sensoriale per molto tempo. Bellissimo. Nota tecnica: il vino affina per circa un anno in botti di rovere americano (20% nuove, 30% di uno e due anni, il 50% tre, quattro e cinque anni).


Il Ridge California “Geyserville” 2013 è un vino dalla straordinaria complessità dove le sensazioni di frutta nera, fiori rossi, erbe aromatiche, spezie e nera mineralità sono perfettamente stratificate e disegnate. Al sorso è un vino che gioca tutto sull’eleganza e sembra dire CIAO CIAO a chi ancora ha dei pregiudizi su questo territorio.


L’altra coppia di vini è rappresentata dal Lytton Springs che mi è stato servito nelle annate 2013 e 2005. Come mi spiega James, questo è il vino della “casa” visto che proviene dai vigneti davanti a noi. La prima annata prodotta è stata il 1972 e, così come il Geyserville, anche questo rosso californiano è un blend dove lo zinfandel da vecchie vigne viene corroborato da sirah, carignane e mourvedre. 


I vigneti di Lytton Springs a sx di Geyserville

Ridge California “Lytton Springs” 2005 ha uno spettro aromatico autunnale dove le foglie secche e i legni pregiati la fanno da padrone. Al gusto rispecchia molto l’olfatto anche se, fortunatamente, il vecchietto è molto arzillo e non ha per niente voglia di cedere il passo. Nota tecnica: il vino affina circa quattordici mesi di botte di rovere americana (20% nuove, 60% uno, due e tre anni, il 20% di quattro anni).


Ridge “Lytton Springs” 2013: cosa cambia rispetto al fratellone Geyserville? Beh, se il primo è giocato tutto sull’eleganza, il Lytton Springs si caratterizza per una grande potenza. E’ un vino di impatto e molto maschio. Vietato ai deboli di…palato.


L’ultimo vino in degustazione, come ovvio che sia, rappresenta la punta di diamante dell’azienda e non poteva che essere il Ridge Monte Bello presentato nelle annate 2012, 2011 e, rullo di tamburi, 1988. Ci troviamo sulle Santa Cruz Mountains dove, come già spiegato, nel 1886 è stata piantata la prima vigna di quella che negli anni ’60, dopo varie vicissitudini, diventerà la moderna Ridge Vineyards. Il posto è magnifico: ci troviamo a circa 15 miglia dall’Oceano Pacifico ad una altitudine media di circa 500 metri con punte di oltre 800 metri s.l.m. 
Il terreno, anch’esso particolare, è formato da pietra calcarea ed argilla e le vigne piantate rappresentano per composizione il classico taglio bordolese dove, al prevalente cabernet sauvignon, si aggiungono merlot, cabernet franc e petit verdot.




Ridge “Santa Cruz Montains” Monte Bello 1988 ha una complessità ed una evoluzione da grande vino anche se l’annata di certo non l’ha aiutato. E’ un taglio bordolese giocato sulle sfumature che a volte prendono la forma dello iodio, a volte dell’autunno, a volte dei legni orientali e delle spezie indiane. Ancora vibrante  e fresco in bocca, ha un tannino dalla trama vellutata ed una struttura ancora ben assestata. Chiusura persistente e dai toni iodati. Nota tecnica: il vino, mediamente, affina per circa 16 mesi in barrique di legno americano (98,5%) e rovere francese (1,5%).

Il Ridge Monte Bello 2012 è caratterizzato da un gradevole soffio balsamico che attraversa un bagaglio fruttato e floreale di notevole limpidezza. Bocca di agile freschezza e tannino di grana fine che ben si incastra in una struttura che sembra già aver raggiunto un lodevole equilibrio. Finale iodato, persistente. 


Il Ridge Monte Bello 2011 rispetto al precedente ha un naso più ricercato dove con dinamismo si mostrano le sensazioni di cassis, mora, ciliegia, torrefazione e spezie nere. In bocca sembra avere una veste meno rigida del precedente. L’annate più fresca dona al vino giovialità e spensieratezza tanto che, rispetto agli altri, è quello che vedo meglio a tavola come jolly. 


Grazie James e a presto, di nuovo, in Sonoma Valley!

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