Le Ragnaie: la storia di Riccardo Campinoti attraverso dieci anni del suo Brunello di Montalcino

Me lo ricordo bene il 2007, era l’anno in cui spesso da Roma, via autobus, partivo in direzione Siena dove mi aspettava Davide Bonucci e il suo neocostituito Enoclub Siena composto da un manipolo di goliardici appassionati di vino che si riunivano, almeno una volta al mese, per partecipare a degustazioni memorabili in tutta la provincia senese. Tra i primi soci dell’Enoclub c’era anche Riccardo Campinoti, allora sconosciuto produttore di Brunello, che tutti noi ammiravamo e seguivamo con passione cameratesca perchè cinque anni prima, nel 2002, aveva acquistato a Montalcino un agriturismo, chiamato Le Ragnaie, che fino ad allora produceva un sangiovese che gravitava nell’anonimato.

Le Ragnaie oggi – Foto: Booking.it

Riccardo, in questi dieci anni, ha portato una vera e propria rivoluzione all’interno della sua azienda dove tante cose sono cambiate sia in termini strutturali sia, soprattutto, in termini di qualità del vino prodotto che rispetto al passato ha fatto notevoli passi in avanti grazie all’aiuto di Maurizio Castelli anche se, bisogna sottolinearlo mille volte, oggi il Rosso e il Brunello di Montalcino de Le Ragnaie non sarebbero al vertice dell’enologia ilcinese senza l’apertura mentale e il palato sopraffino dello stesso Campinoti che frequentemente gira tra Chianti Classico, Langhe e Borgogna al fine di confrontarsi con i vini di questi splendidi terroir che, senza dubbio, hanno condizionato, più o meno consapevolmente, la sua filosofia produttiva.

Riccardo Campinoti – Foto:grapecollective.com

Le Ragnaie oggi sono una realtà affermata e consolidata all’interno dell’areale di Montalcino con i suoi 28 ettari di uliveti e vigneti condotti in regime rigorosamente biologico. In particolare, le vigne del Campinoti, 100% sangiovese, sono localizzate in tre diversi terroir di Montalcino ovvero:

Le Ragnaie: nella zona centrale di Montalcino, hanno un’età che varia dai 5 ai 40 anni e sono piantati su terreni nella zona centrale del comprensorio, con esposizione a sud-ovest, in direzione del mare. Le vigne hanno un’altitudine che varia tra i 530 e i 600 metri s.l.m. (tra le più alte del comprensorio) e sono divise in cinque parcelle: Vigna Vecchia (impianto del 1968), Vigna Fonte (la più alta, raggiunge i 610 metri s.l.m.), Cappuccini (la più grande, 2.3 ettari), Cappuccini Bassa (la più piccola, circa 0.5 ha) e Vigna Lago.

Petroso: il Cru si estende su una superficie di 1 ettaro a ridosso del centro abitato di Montalcino, lungo la strada di Scarnacuoia, una delle zone da più tempo usata per la coltura della vite. Il vigneto si trova ad un’altezza di 380 mt ed è circondato da un bosco. Intorno al Podere del Petroso sono ancora visibili i vecchi terrazzamenti che saranno presto ripristinati.



Castelnuovo dell’Abate: nella parte sud-est del comprensorio di fronte al Monte Amiata i vigneti, situati nella zona della vecchia cava d’onice e lungo la strada delle Misericordie, si dividono in due parcelle di uguale estensione (circa un ettaro) e altitudine (circa 400 metri s.l.m.) ovvero Vigna Fornace e Vigna Loreto.



Fatta questa (lunga) premessa penso sia chiaro il mio orgoglio quando, durante l’ultimo Sangiovese Purosangue, Riccardo è stato invitato a presentare la sua prima verticale di Brunello di Montalcino declinata nei due Cru “Vigna Vecchia” e “Fornace” a partire dall’annata 2007.


Ecco come è andata!

Brunello di Montalcino “Vecchie Vigne” 2007: l’annata calda, salvata solo da un fine maggio caratterizzato da abbondanti piogge che hanno ridato un po’ di fiato alle viti già in stress dall’inverno, regala un sangiovese pronto ma al tempo stesso austero, elegante e densamente minerale. Bocca di pari espressività che chiude con gustosa persistenza sapida.

Brunello di Montalcino “Fornace” 2007: un Cru come il Fornace, soprattutto nelle annate non propriamente fredde, dà vita sempre ad un sangiovese più pacioccone e rotondo dove la frutta rossa e le spezie fanno da contorno ad un sorso decisamente più pronto e voluttuoso del V.V.

Foto: Doctor Wine
Brunello di Montalcino “Fornace” 2008: l’annata a Montalcino non è stata per nulla facile visto che al caldo e alla siccità iniziale si è aggiunta, a metà settembre, la pioggia che ha reso la vendemmia una vera scommessa contro il tempo. Riccardo Campinoti, nonostante tutto, è riuscito a limitare i danni e la sua bravura la possiamo riscontrare in questo Fornace dotato di struttura sottile e profumi raffinati dove è possibile trovare l’agrume rosso e i frutti di bosco. Davvero un gran bel sangiovese. P.S.: il V.V. 2008 doveva esserci ma pare che il corriere abbia, come dire, smarrito le bottiglie…….
Brunello di Montalcino “Vecchie Vigne” 2009: l’annata a due facce, fredda fino a giugno e calda fino alla vendemmia, a Montalcino ha creato divergenze qualitative importanti a seconda del terroir di appartenenza delle varie aziende. Questo V.V., senza dubbio, rientra tra le indiscusse eccellenze di questo millesimo dotando questo Brunello di Montalcino di un corredo aromatico luminoso e coeso dove ho ritrovato la lavanda, il timo, la scorza di arancia e l’austera mineralità rossa che caratterizza da sempre questo Cru. Sorso armonico che sviluppa un corpo misurato e ben supportato, nel finale, da una chiusura sapida che fatica ad esaurirsi nel breve tempo. P.S.: il Fornace 2009 non è stato prodotto in questo millesimo.

Brunello di Montalcino “Fornace” 2010: l’annata è di quelle che a Montalcino giudicano eccezionali e noi, da “profani”, non possiamo che prenderne atto anche se questo Fornace, dalla matassa odorosa che si dipana tra frutta rossa e fresca balsamicità, mi sembra leggermente indietro e più chiuso rispetto ai suoi colleghi precedenti. C’è ancora tanta carne al fuoco da svelare ma bisognerà pazientare ancora qualche anno per capire realmente di che stoffa è fatto.
Brunello di Montalcino “Vecchie Vigne” 2010: mi ricordo, durante Benvenuto Brunello 2015, che in molti, compreso il sottoscritto, erano rimasti meravigliati e in parte soggiogati dalla bontà di questo sangiovese in purezza che oggi, a distanza di due anni, ritrovo perfettamente coerente con un naso di grande fascino dove, ad un primo e suadente attacco floreale, seguono sensazioni di cola, ribes, mora, rabarbaro e importanti squilli di terra rossa. Al sorso è complesso e profondo e regala simmetrie gustative da cavallo di razza.

Brunello di Montalcino “Fornace” 2011: l’annata non facile, viste le tante ondate di calore che hanno investito Montalcino soprattutto durante l’estate, ha regalato vino pronti e di grande struttura e questo Cru non fa certamente eccezione anche se le sue genetiche morbidezze sono ben dosate e non si impadroniscono della scena grazie ad un ottimo contraltare acido-sapido. Un sangiovese di pancia che, fortunatamente, non sconta buffi alcolici e che oggi è un ottimo alleato per le tavole della domenica italiana.

Brunello di Montalcino “Vecchie Vigne” 2011: Riccardo lo ha paragonato, con un sorriso, ad un vino che sembra prodotto nel Rodano e non posso che dargli ragione visto che, in maniera decisamente inconsueta, questo Brunello vira su note mediterranee dove il pepe e le erbe aromatiche la fanno da padrone. Sorso ricco, intenso, balsamico e dotato di chiusura sapida.

Brunello di Montalcino “Fornace” 2012: un’altra annata calda, anche se decisamente meno scontrosa della precedente, domata decisamente meglio da Riccardo visto che tutte le componenti del vino, sia aromatiche che gustative, sembrano essere modulate, anche se alla massima potenza, da un grande equalizzatore virtuale che tiene a freno l’anima scalpitante di questo Fornace che stupisce per solidità e prospettive future.

Brunello di Montalcino “Vecchie Vigne” 2012: l’austera eleganza del V.V. viene ulteriormente amplificata da questo millesimo che riesce a donare a questo Brunello di Montalcino una ricca dotazione aromatica di violetta, lavanda e ribes a cui seguono infinite sfumature minerali e ferrose. Bocca giovanissima e di giuste proporzioni dove il tannino ancora graffia il palato donando tensione e dinamismo. Bello, come sempre, il finale sapido, quasi salino, col quale il vino ci saluta in attesa del prossimo sorso.

Foto: iltaccuvino.com

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